Franco Zeri

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SCIENZA DEL COLORE

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LIBRI

Colore
Philip Ball
384 pagine
Editore Rizzoli BUR
Nell’antichità e sino a qualche secolo fa i pittori furono anche artigiani che si preparavano da soli i colori, componendoli secondo ricette di cui serbavano gelosamente il segreto: un aspetto “materiale” spesso ingiustamente trascurato dagli storici dell’arte.
In questo saggio affascinante e accurato, Philip Ball racconta le tappe fondamentali della storia dei colori, dai pigmenti minerali ai coloranti organici all’artificio dei prodotti della chimica. Grazie alla sua interpretazione del linguaggio cromatico, scopriamo che un particolare pigmento “parla” di sangue e clorofilla, mentre un altro rievoca lo zolfo e il mercurio degli alchimisti; impariamo le ragioni fisico-chimiche per cui il tempo “ridipinge” le tele, e come vernici e industrializzazione delle tinte abbiano mutato la produzione artistica; ci rendiamo conto di come spesso sia stata la qualità dei colori a limitare la creatività dei pittori o, al contrario, a favorire la nascita di nuovi stili.
L’uso dei colori da parte del pittore non possiede solamente una sua storia, una sua fisica, una sua chimica: è una lunga avventura che ha la sua psicologia, i suoi pregiudizi, la sua religiosità, un’avventura che è anche scienza.

Philip Ball
chimico inglese, è autore di svariati saggi di divulgazione scientifica. Scrive su “Nature”, sul “Times”, sul “Guardian” e sul “New York Times”. Con H2O. Una biografia dell’acqua (Rizzoli 2000, BUR 2003) ha vinto il Premio internazionale Scritture di acqua di Salsomaggiore.

Sacks Oliver W.
L' isola dei senza colore-L'isola delle cicadine
334 p., brossura - 2004
Editore Adelphi
Collana Gli Adelphi

Due viaggi in Micronesia dischiudono a Sacks una prospettiva sconfinata di orrori, meraviglie e misteri: la cecità cromatica completa ed ereditaria che si manifesta a Pingelap e Pohnpei, in una terra che è un tripudio di colori; il devastante e inspiegato "lytico-bodig" che colpisce con una paralisi progressiva solo certi abitanti dell'isola di Guam e solo quelli nati in determinati anni. Sacks racconta questi suoi viaggi passo per passo, o meglio salto per salto dei minuscoli aerei che lo trasportano come cavallette da un'isola all'altra. Un racconto che, con partecipazione profonda e magistrale arte narrativa, mette di fronte il lettore all'indecifrato rapporto fra la mente e la natura che ci circonda e di cui siamo fatti.
Oliver Sacks
Professore di Neurologia allo Albert Einstein College of Medicine di New Thrk. Di lui Adeiphi ha pubblicato: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello (1986), Risvegli (1987), Vedere voci (1990), Su una gamba sola (1991), Emicrania (1992), Un antropologo su Marte (1995) e Zio Tungsteno (2002). Scritto di getto nel luglio 1995, questo libro è apparso negli Stati Uniti nel 1996.

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Conferenza su "Arte cinetica e Progranmmata" tenuta il 18/1/2003 alla Sapienza di Roma Facoltà di Architettura Corso Industrial Design

334R
Centro di Cultura Digitale Romano
La creazione del Centro di Cultura Digitale permette di divulgare e documentare la cultura della comunicazione digitale in tutte le sue forme: espressioni visive, artistiche, scritte, video e audio

Nuove tecnologie e arte digitale
Supereva.it

Simon Garfield
Il malva di Perkin
Saggi
Traduzione di Andrea Antonini

GARZANTI LIBRI

264 pagine
Euro 18.00 (Lire 34853)
ISBN 881174002-9

La strabiliante storia dell’invenzione di un colore che ha cambiato la nostra vita e dato inizio all’industria chimica: dalla moda alla fotografia, dagli esplosivi alla farmacia.
«Onorato dal vostro re, dai vostri pari, dal mondo, potete guardare al tramonto con coscienza limpida. Avete viso l’alba dell’età aurea – l’era della chimica: quella scienza che attraverso la sintesi riunirà i frammenti e le devastazioni delle altre dinastie, e costruirà per il mondo una civiltà che durerà in eterno». (William Nichols)

Prima del 1856 i colori venivano fabbricati utilizzando prodotti animali, vegetali o minerali. I rossi e i blu che ravvivavano gli abiti e i quadri, i neri usati per stampare libri e giornali erano ricavati da insetti e molluschi, da foglie o radici, da terre e minerali. Colorare qualunque cosa era un processo lungo, difficile e costoso. Finché nell’Inghilterra della regina Vittoria un giovanissimo chimico scoprì un metodo per produrre grandi quantità di colori in un impianto industriale.
Come spesso accade ai grandi inventori, il diciottenne William Perkin venne aiutato dal caso. Stava cercando un rimedio per la malaria nel piccolo laboratorio installato nella sua casa di Londra. Non riuscì a sintetizzare il chinino artificiale, ma una sostanza densa e oleosa in grado di donare alla seta una straordinaria tonalità. Inutile aggiungere che il malva divenne immediatamente il colore alla moda, utilizzato dai grandi sarti di Londra e Parigi. Inutile aggiungere che William Perkin, «il mago del catrame minerale, l’uomo che trasforma gli scarti in oro», divenne molto ricco e venne nominato baronetto, anche se oggi, a 150 anni dalla sua scoperta, pochi ricordano il suo nome.
È una piccola ingiustizia della storia, perché il malva non ha cambiato solo il nostro modo di vestire e dunque l’immagine che abbiamo di noi stessi. Gli effetti della scoperta di Perkin sono andati molto al di là della moda. Fino alla metà dell’Ottocento la chimica era una scienza teorica. La scoperta di Perkin fece nascere la grande industria chimica, dall’Inghilterra alla Germania agli Stati Uniti. I metodi usati per sintetizzare i colori vennero applicati agli esplosivi, ai profumi, alla fotografia, alla farmacia...
Con una documentazione attenta ma con molta vivacità Simon Garfield racconta la storia di un genio dimenticato e di una invenzione che ha cambiato la storia della scienza, rendendo più stretti i suoi legami con l’industria, e la nostra vita quotidiana.

Simon Garfield è autore di numerosi saggi, tra cui The End of Innocence: Britain in the Time of AIDS, premiato con il Somerset Maugham Award.

Testi tratti dalla descrizione del libro

David Batchelor
CROMOFOBIA
Storia della paura del colore

BRUNO MONDADORI

168
pagine
Euro 11.36 (Lire 22.000)
ISBN 88-424-9768-1

Fin dai tempi più antichi la cromofobia – paura della corruzione e contaminazione attraverso il colore – è insita nella cultura occidentale. Questo emerge dai più svariati tentativi di eliminare il colore da arte, letteratura e architettura, sia rendendolo caratteristico di alcuni corpi “estranei” – l’orientale, il femminile, l’infantile, il volgare o il patologico – sia relegandolo alla sfera del superficiale, l’inessenziale, il cosmetico, il che in molti casi è lo stesso. In questo testo David Batchelor analizza la storia e i motivi della cromofobia, dai suoi inizi, attraverso gli esempi letterari del XIX secolo, all’architettura e la filmografia del XX secolo, la Pop art, il minimalismo, l’arte e l’architettura dei nostri giorni. L’autore insinua come il colore si relazioni, o meno, all’immaginario culturale dell’Occidente, esplorando i più diversi temi, dalla “grande balena bianca” di Melville al “viaggio verso est” di Le Corbusier, agli esperimenti con la mescalina di Huxley, ai viaggi di Dorothy nel Regno di Oz; il tutto in connessione agli esperimenti di artisti contemporanei con i materiali e le vernici industriali.

Traduzione di Michele Sampaolo
INDICE 
1. Scenari del bianco
2. Cromofobia
3. Apocalypstick
4. Hanunoo
5. Cromofilia

David Batchelor è artista e scrittore. Si occupa d’arte contemporanea ed è l’autore di Minimalism (Tate Gallery, London 1997). Vive a Londra, dove insegna Teoria della critica al Royal College of Art.

Testi tratti dalla descrizione del libro

NET.ART
L'arte della connessione
di Marco Deseriis e Giuseppe Marano
ShaKe Edizioni Underground
224 pagine, 15 euro

Il primo tentativo in Italia di fornire una panoramica completa di una forma d'arte, la net.art, nata dall'incontro fra eredità delle avanguardie e innovazione tecnologica.
Uno strumento non solo di conoscenza, ma un vero e proprio tool a disposizione di tutti, da piegare a mille usi per aprire nuove possibilità di trasformazione del presente.

Qui si parla infatti di net.art, quel ventaglio di pratiche artistiche altamente ibride, che combinano con disinvoltura la sperimentazione formale sui codici della Rete con un uso rinnovato delle tecniche di comunicazione-guerriglia e con tutta una serie di sconfinamenti in domini apparentemente distanti anni-luce tra loro. In modo virale e inaspettato, i nuovi culture jammers sconfinano da un territorio all'altro, ricombinando diversi know-how per stravolgere le forme tradizionali della comunicazione estetica e politica.